Palantir

Malcolm Aggiornato 21 aprile 2026

Palantir

Palantir è un argomento abbastanza caldo ultimamente. Una compagnia strana, un nome preso da Tolkien che richiama malvagità e sorveglianza, il manifesto che hanno pubblicato ultimamente e una miriade di altri motivi che la rendono una delle compagnie più controverse degli ultimi anni.

Quello che voglio fare oggi è esplorare Palantir come compagnia e concetto, senza fermarmi sulle ovvie discussioni che puoi leggere ovunque online. Ho pensato di titolare questo pezzo come “Guarda che ti sbagli su Palantir” che è un formato che uso spesso, ma la verità è che probabilmente non ti sbagli.

Il CEO è Alex Karp mentre il fondatore è Peter Thiel - che ha “scritto” anche Zero to One, che mi è piaciuto - e una persona che continua a muovere le fila verso uno specifico futuro.

Palantir - la pietra veggente

Nella cosmologia della Terra di Mezzo esistono varie Palantiri, che vengono chiamate le Pietre Veggenti/Vedenti e servono a vedere e comunicare a lunga distanza o nel passato.

La parte importante è che per poter usare queste pietre nel modo corretto e poterle direzionare serve una forza d’animo e mentale straordinaria, senza di essa le visioni sono vaghe.

Tutte le pietre sono connesse tra di loro, e qualcuno con abbastanza forza può manipolare quello che le altre possono vedere. Non esiste modo di mostrare cose false ma puoi scegliere cosa mostrare o non mostrare per ingannare chi, più debole, guarda nella pietra. Quello che non viene mostrato potrebbe essere molto più importante di quello che lo è.

Nella mia mente, e immagino nella mente della stragrande maggioranza dei lettori, le pietre sono associate a nebbia, oscurità e un altro strumento elfico che si piega alla volontà del forte sul debole.

Forse Thiel non è tra questi, avendo scelto questo nome per la sua compagnia di sorveglianza.

Palantir - Technologies Inc

Palantir, la compagnia, sviluppa piattaforme di analisi e aggregazione dati. Tutto il resto che fa non è particolarmente interessante. Fa solo una cosa: piattaforme che analizzano e aggregano dati.

Qualcosa non va, giusto?


Data e metadata

Immagina di trovare sulla scena di un crimine l’impronta di un piede. La grandezza, il tipo di scarpa e quanto è profonda o chiara sono il dato. La sua posizione, quando è comparsa, quando è stata trovata sono il metadato. I metadata sono semplicemente i dati dei dati.

Una foto = dato. Dove è stata scattata, con che telecamera e a che ora = metadato.

In qualsiasi momento ogni umano sulla terra sta lasciando un’impronta in movimento su svariate migliaia di superfici e anche la mancanza di un’impronta è un’impronta.

Una caratteristica della nostra società che si evolve verso il digitale è che stiamo rendendo queste impronte sempre più facili da raccogliere ed elaborare.

Non a caso, molte delle nostre abitudini sono possibili solo attraverso un elemento di tracciamento che accettiamo implicitamente o esplicitamente. Il punto è che li immaginiamo questi flussi di dati come separati, WhatsApp sa di WhatsApp, Telepass sa dei tuoi spostamenti in autostrada, la tua app di banking sa su cosa spendi i tuoi soldi. Ma non sono separati davvero, e l’insieme vale più della somma delle parti.

Immagina un hacker che vuole tracciare ogni tuo movimento: Entra nel database di Telepass e vede ogni casello da cui sei passato. Ha accesso al tuo account Intesa e vede ogni transazione che fai.

Queste due fonti, se aggregate, sono abbastanza per essere relativamente sicuri di poterti tracciare in ogni momento.

Ogni tipo di impronta può essere aggregata in questo modo e anche combinazioni di flussi che sembrano scollegati possono darci informazioni sia descrittive che predittive.

Palantir fa questo su scala globale. Le poste hanno i conti, la polizia ha le targhe, sono database e sistemi dati diversi, Palantir li aggrega.

Negli Stati Uniti abbiamo visto come il semplice collegare i database della polizia con quelli del dipartimento per il controllo dell’immigrazione e altre fonti porta a trovarti l’ICE alla porta.

La verità è che abbiamo reso il nostro mondo incredibilmente sorvegliabile, e l’unica cosa che ci separa da una distopia è in realtà l’inefficienza degli organismi statali e parastatali. E Palantir, o qualsiasi entità dovesse prendere il suo posto, cerca di chiudere i buchi nella rete.


HEY HEY HEY THIS IS HAPPENING

Il pezzo finiva con qualsiasi entità dovesse prendere il suo posto e il governo italiano ha quindi deciso di prendere l’iniziativa. Il governo sta cercando di portare avanti un’altra delle sue iniziative in ambito di sicurezza, presentando un decreto legge che espande le capacità di videosorveglianza. Infatti introduce nuove regole che a mio parere sono in contrasto con l’AI Act Europeo, per cui non sono sicuro di come sia possibile che questo vada avanti.

Le regole sono relativamente semplici perché sono poco definite e sono estremamente permissive. Sarà possibile filmare e mantenere i dati per il riconoscimento facciale di ogni persona per 7 giorni in ogni spazio pubblico e poi parte di questi dati possono essere mantenuti per anni, non è chiarissimo esattamente.

L’altra parte importante è che rafforza un’abilità già esistente della polizia di utilizzare le telecamere dei cittadini. Un cittadino sceglie di mettere delle telecamere per sicurezza personale e quindi ne sostiene il costo, il che crea un incentivo perverso per lo stato, aumentare la sorveglianza è a costo 0 perché puoi ottenere nuovi occhi ad ogni citofono o telecamera comprata da negozi e cittadini che si ritrovano a contribuire ad una rete di sorveglianza. Avere anche solo una piccola percentuale della città coperta da telecamere personali basta per avere sotto controllo la maggior parte della città perché è molto facile attraverso la triangolazione con altri tipi di dati risalire a movimenti precisi. Siamo quindi passati da un 2025 in cui sembrava che la direzione europea fosse la forte limitazione del riconoscimento facciale e una spinta verso il mantenimento della privacy a una situazione in cui ci troviamo davanti a un’espansione di quello che è potenzialmente un Surveillance State. Un surveillance state potenziale è un surveillance state in essere. La possibilità di essere sorvegliati in qualsiasi momento ha lo stesso chilling effect dell’essere attivamente sorvegliati.

Perché aggiungere questo ad un articolo su Palantir invece di un pezzo a sé?

Perché l’impeto verso la sorveglianza nel nome della sicurezza è comune sia all’imprenditoria privata che alla gestione statale. La privacy viene sempre vista come un’esternalità il cui unico costo è politico più che umano.

Pensa te quante parole ho fatto prima di dover alludere a 1984, e lo faccio per dire che se prima era praticamente impossibile utilizzare tutte queste tecnologie per analizzare la quantità infinita di dati raccolti, ora grazie all’avvento dell’AI e tecniche di analisi dati è molto più facile.

Bad timeline.


Fonti raccolte

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